Il Signore libera

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Nella terza domenica tempo di AVVENTO al centro della Liturgia c’è la figura di Giovanni il Battista, del quale Gesù dà testimonianza esaltando la sua esemplarità e dichiarandolo “il più grande fra i nati di donna”. Alla domanda di Giovanni, prigioniero per mano di Erode, se è lui il Messia atteso, Gesù risponde mostrando i gesti di guarigione e di salvezza che liberano dai loro mali ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi, morti. E, a coronamento di tutto, l’annuncio del Vangelo ai poveri.

La nostra attesa del Salvatore deve sostanziarsi di due attenzioni: generare speranza e generare dignità. La speranza che nasce dall’annuncio della Buona Notizia è sì gioia spirituale, intima, ma anche impulso ad agire in favore di chi soffre per le malattie, per l’emarginazione, per la povertà.

PER RIFLETTERE E PREGARE IN FAMIGLIA

Nella Messa della Terza domenica di Avvento il profeta ISAIA ricorda al popolo di Israele la gioia e la speranza con cui camminarono verso la terra promessa dopo la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Il ricordo di quell’evento del passato è fonte di speranza per il futuro, un invito al coraggio e all’azione. C’è una strada da percorrere ed è una strada buona, santa, su cui camminare con gioia perché ancora Dio riscatta, cura, protegge il suo popolo.

Anche oggi tutti noi, come Chiesa, dobbiamo sentirci popolo di Dio in cammino nella storia che è storia di salvezza, cammino di speranza. Il Signore è con noi ieri, oggi e sempre.

Il cristiano è un salvato che è chiamato a sua volta a diventare “salvatore”, cioè diffusore e moltiplicatore di quei gesti di cura, di guarigione, di solidarietà che hanno caratterizzato tutta l’esistenza umana di Gesù.

Partecipare con il frutto di alcune rinunce affidate a un SALVADANAIO per le finalità indicate dalla Caritas Diocesana e al Centro Missionario è partecipare all’impegno della Chiesa di continuare nel tempo l’opera della salvezza. Ma ciascuno può anche farsi attento personalmente a qualche fratello o sorella che ha bisogno di qualcosa: un aiuto materiale, una parola di consolazione, una stretta di mano, un sorriso…

PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO A CONCLUSIONE DELL’ENCICLICA “LAUDATO SÌ”

Dio d’amore,

mostraci il nostro posto in questo mondo

come strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra,

perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell’indifferenza, amino il bene comune,

promuovano i deboli e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.
I poveri e la terra stanno gridando:
Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce, per proteggere ogni vita,
per preparare un futuro migliore, affinché venga il tuo Regno
di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.
Laudato si’! Amen

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