Ascoltatelo!

La liturgia della seconda domenica di Quaresima propone ogni anno il Vangelo luminosamente misterioso della TRASFIGURAZIONE. Nel suo racconto di Luca (9, 28-36), rispetto a Matteo e Marco, sottolinea un paio di particolari. Il primo è che Gesù è salito sul monte a PREGARE portando con sé Pietro, Giovanni e Giacomo. Luca è l’evangelista che più insiste sulla preghiera di Gesù, che ancora chiederà di pregare con lui agli stessi tre discepoli nell’orto degli ulivi, nell’imminenza della passione. La preghiera è lo spazio dell’a-tu-per-tu con Dio, è incontro che ci chiede di uscire da noi stessi per metterci al cospetto dell’infinitamente grande, dell’infinitamente potente e soprattutto – nel caso del Dio cristiano – dell’infinitamente amante. La preghiera è stare di fronte Dio, entrare in relazione con Lui (tutte parole da usare con estrema cautela, tanta è la distanza tra noi e il Totalmente Altro che tuttavia si rende presente nella nostra vita, radicalmente disposto a ciò verso di noi, basta che gliene diamo la possibilità). La preghiera è entrare nel mistero, ed ecco la nube, ecco la voce da cui Gesù si sente chiamare Figlio “eletto”: cioè scelto, amato, su cui è tutta la predilezione e la compiacenza del Padre. E dunque la preghiera non è tanto l’atto con cui io parlo con Dio, ma Lui che mi cerca per rivolgermi la sua parola. Di qui l’atto fondamentale dell’ASCOLTO, senza il quale rischiamo di fare solo la caricatura della preghiera!

Sul monte, alla presenza dei tre discepoli, Gesù non è solo, accanto a lui ci sono Mosè ed Elia, la legge e la profezia. Il primo chiamato da Dio per tirare Israele fuori dalla schiavitù dell’Egitto, il secondo che ha cercato la solitudine dell’incontro con Dio, l’uomo che in nome di Dio ha saputo resistere agli adoratori degli idoli. Gesù tra Mosè ed Elia sta a significare che quel Dio che già ha agito nella storia del suo popolo è ancora all’opera e anzi lo è di più, perché nessuno fino ad allora Dio aveva chiamato proprio Figlio.

L’altro particolare che Luca sottolinea è che Gesù “parlava del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme”. Al momento di sul monte, Gesù ha già cominciato ad annunciare la sua passione e la sua morte, lasciando nello sconcerto i discepoli, che speravano di aver trovato in lui il Messia trionfatore. Parlare di ESODO significa collegarsi al momento decisivo della storia di Israele – la liberazione e il cammino verso la terra promessa sotto la guida di Mosè – e interpretare quello che accadrà in prospettiva salvifica, cioè pasquale. Di un’altra Pasqua, di un altro passaggio, uscendo da un’altra schiavitù, verso un’altra terra promessa… Tutto questo i discepoli lo scopriranno, non senza fatica e sconcerto, e la sosta sul monte è per aprirli a uno spiraglio di luce, lo splendore del Tabor come sostegno per affrontare la notte del Getsemani e l’oscurità che avvolgerà la terra quando Gesù sarà messo in croce.

E tutto questo da vivere in atteggiamento orante, fiducioso, confidando soltanto in Gesù, nel suo farsi dono ai discepoli e all’intera umanità. Ai discepoli e a tutti noi tocca di fare, in definitiva, una cosa sola: ASCOLTARLO. Questo è ciò che chiede loro la voce del Padre dalla nube.

Viviamo la nostra Quaresima come tempo di ascolto della Parola di Dio, ascolto intenso e meditativo, quello che i padri della Chiesa chiamavano “ruminare” per spremere dai testi biblici il significato profondo, la risonanza interiore che cambia la vita. E senza dimenticare mai un altro/simile ascolto: quello del fratello, soprattutto del povero. Quel povero attraverso cui Gesù stesso ci interpella.

Buona domenica, buona Quaresima!

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