Vangelo scomodo

Anni fa ebbe grande diffusione un libro di Alessandro Pronzato dal titolo “Vangeli scomodi”. Definizione buona per molte pagine dei racconti evangelici, ma quanto mai aderente al Vangelo di questa domenica (Luca 6, 27 – 38). Scomodo o addirittura irritante, indisponente, insensato chiedere di amare i tuoi nemici, fare del bene a chi ti odia, benedire chi ti maledice, pregare per chi ti maltratta. Ma poi il testo prosegue con raccomandazioni che vanno nello specifico di gesti da compiere: porgi l’altra guancia a chi ti percuote, lascia anche la tunica a chi ti toglie il mantello, a chi ti prende le tue cose lasciagliele, non volerle indietro. Questa specificazione di azioni concrete non è astratta, l’evangelista qui anticipa quello che a Gesù succederà davvero durante la sua passione: sarà peso a schiaffi, sarà completamente spogliato delle sue vesti e, soprattutto, donerà totalmente non qualcosa ma tutto se stesso: il suo corpo e il suo sangue. E sulla croce chiederà al Padre di perdonare i suoi carnefici.

Quindi quella che potrebbe apparire una serie di istruzioni generiche e anonime lasciano leggere come in filigrana il vissuto di Gesù, quello che Lui è, sente e compie nei momenti estremi della sua vita. Prima di dire che vengono chieste cose impossibili, deve essere chiaro che Gesù quelle cose le ha vissute fino in fondo. E le sta chiedendo non alla gente in generale, ma ai discepoli, a chi ha lasciato tutto per seguirlo, non per aderire alle sue teorie, ma per condividere la sua visione della vita e soprattutto fare come ha fatto lui, o almeno provarci. E i dodici, tutti meno uno, moriranno martiri, chiuderanno con l’effusione del sangue la propria sequela del Signore.

Il grande teologo Von Balthasar scrisse che potremmo leggere gran parte della storia della Chiesa come un modo di organizzarsi per sfuggire al martirio, di opporre dei se e dei ma quando si tratterebbe invece di mettere in pratica le pagine più scomode del Vangelo, a partire dall’amore per i nemici.

Viviamo un tempo (una società, una cultura…) in cui non solo è difficile parlare di amore del nemico, ma addirittura si creano i nemici, si dipingono gli altri come i nemici, uomini politici giunti ai vertici delle istituzioni democratiche accrescono il consenso a proprio favore seminando odio, livore, avversione, demonizzazione del povero e dell’altro da noi. Gli immigrati che scappano dall’oppressione e dalla fame vengono dipinti come aggressori, è in fase avanzata un iter legislativo in base al quale la legittima difesa potrebbe diventare licenza di uccidere.

Il cristiano che voglia provare a vivere da discepolo non può non andare “in direzione ostinata e contraria” rispetto alla cultura del nemico, dell’invasore, del “prima i nostri”. Il Vangelo di oggi – e tutto il Vangelo – va letto assumendo come chiave interpretativa la misericordia: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. Misericordia è accoglienza, perdono, scommettere sulla possibilità che dappertutto possa venir fuori il bene, il cuore grande di un Padre che non smette mai di amare nessuno dei suoi figli. E per chi è figlio e vuol vivere da figlio è provare a vincere il male con il bene, a gettare ponti di fraternità anziché alzare muri di separazione, esagerare in speranza, in disponibilità a donare senza riserve e senza misura.

Buona domenica a tutti.

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